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Il ’68 raccontato da un villasantese.

Un racconto dettagliato e personale sul fenomeno socio-culturale noto come sessantotto. Di questo tratta il nuovo libro di Claudio Cereda, un villasantese trapiantato da anni in Toscana.
Il libro, dal titolo “Che fine ha fatto il ’68. Fu vera gloria?”, è stato presentato venerdì scorso al Libraccio di Monza. è intervenuto anche Ezio Rovida, che il movimento del ’68 l’ha vissuto pienamente (era studente all’Università Statale di Milano all’epoca, ndr).
“Il libro racconta esperienze personali del periodo chiamato comunemente ’68. Non c’è solo la mia esperienza, ma anche quelle di altri. Alcuni, come me, si sono soffermati sugli anni ’67-’68-’69 mentre altri hanno fatto una valutazione anche degli anni successivi, quelli della sinistra rivoluzionaria,” ha spiegato Cereda.
“Sono rimasto stabilmente a Villasanta fino agli anni delle medie, poi ho cominciato a frequentare Gs(Gioventù Studentesca) a Monza e Milano frequentando molto meno Villasanta. Mi sono trasferito in Toscana nel 2011. Il motivo è molto semplice: lì c’è una qualità della vita altissima. Ora vivo in un paesino completamente circondato dal verde, una realtà molto diversa dalla Brianza, ha risposto Cereda alla domanda in merito al suo trasferimento in Toscana.
Lo scrittore villasantese ha aggiunto aneddoti riguardanti il suo rapporto con Villasanta. “Io faccio parte di un’antica famiglia villasantese. Mio padre ha avuto una grossa industria di scarpe, nella sua vita ha avuto rapporti con il fascismo ed è stato processato nel 1945. Io ho fatto elementari e medie in collegio quindi non posso raccontare molto altro sulla Villasanta della mia adolescenza”, ha concluso Cereda.

Matteo Tramonti

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